Luca Zappia Architect

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The article below is presented in its original Italian. Claudio de Albertis, then vice president of IN/ARCH, contributed it to the debate “Does architecture need a law?”

QUALITA' DEL PROGETTO, QUALITA' DEL PRODOTTO EDILIZIO, QUALITA' DELL'AMBIENTE, QUALITA' DELLA VITA.


1) Centralita' e unitarieta' del "progetto"
L'economia mondiale sta attraversando una crisi senza precedenti le cui ripercussioni e la durata sono difficili da immaginare. Sono caduti i falsi miti dell'effimero, vengono rivalutati antichi valori, ma alle porte c'e' il rischio di una societa' che si chiude in se stessa, insicura, incapace di qualsiasi progettualita' tesa ad inseguire una nuova era, un "new deal".

Il nostro paese meno di altri ha perseguito logiche consumistiche ma pur sempre e' stato affascinato dalla "finanza facile" dall'estetica impostata fine a se' stessa", dalla "non cultura". Anche l'industria delle costruzioni, che dal 1997 al 2007 ha attraversato un periodo di espansione senza precedenti, non ha pero' fatto passi in avanti, non ha seminato per sopravvivere in tempi di carestia come saranno i prossimi venturi.

In Italia il numero di liberi professionisti architetti e di imprese di costruzioni e' 10 volte quello operante negli altri paesi europei e l'universita' continua a sfornare ingegneri e architetti indifferenti ai reali fabbisogni del paese. Ad una crisi come questa occorre reagire riproponendo innanzi tutto modelli progettuali nuovi, innovativi, efficienti, contestualizzati al nostro territorio, eredi della nostra storia, ricchi delle nostre migliori professionalita': Un progetto italiano da "vendere nel mondo".

Basti pensare al tema "Casa" che rappresenta il 57% del mercato edilizio. Oggi si progettano ancora alloggi del tutto analoghi a quelli degli anni '50. Indifferenti alle mutate esigenze del vivere e dell'abitare e si costruiscono con metodi costruttivi analoghi a quelli degli anni 50/60 e si sono costruite regole edilizie riferite a quei vecchi modelli che rendono oggi impossibile un corretto rapporto fra norma e progetto.
Le norme sono ingredienti di un buon progetto; ma troppo spesso, anche quando affrontano temi tecnologici, sono figlie di azioni lobbistiche delle imprese di costruzioni e dei promotori di componenti, con il devastante risultato di un inadeguato assemblaggio di tali componenti e con il paradossale sopravvento di medici esperti di problemi igienico sanitari piuttosto che di esperti di prevenzione incendi sul lavoro di architetti e progettisti.

Tutto questo avviene senza reazioni e nella generale connivenza nel decadimento qualitativo del progetto e del prodotto costruito. In questa situazione contribuisce il "dramma" di una committenza, pubblica o privata che sia, incapace di esprimere obbiettivi a cui tendere; di stendere un adeguato programma di progetto, pigramente rilassata nella convinzione che qualunque prodotto, indipendentemente dal valore qualitativo sia recepito da un mercato sempre in crescita e sempre piu' inconsapevole.

Ma il mercato e' cambiato, gli utilizzatori del prodotto edilizio sono piu' selettivi, la crisi costringe ad un ripensamento di ruoli e a rivalutare professionalita' e capacita' di innovazione e ricerca. Le imprese di costruzione non possono piu' fare una politica tesa solo all'aumento dei ricavi, ma devono tornare ad un sano confronto concorrenziale sui costi che spinga alla ricerca. Cio' vuol dire inseguire per il futuro un'impresa moderna adeguatamente capitalizzata, con un management adeguato e fortemente responsabilizzata su piano etico economico e sociale.

Dovranno scomparire gli architetti "da riporto" cioe' quelli che spendono tempo ed energie per fare scouting di operazioni di sviluppo da riproporre a promotori interessati per ottenere, come premio di intermediazione, l'affidamento della progettazione. Dovranno stare sul mercato studi professionali con competenze interdisciplinari, capaci di assicurare una progettazione integrata, completa, efficiente e soprattutto in grado di non disperdere il valore dell'unitarieta' del progetto come vera salvaguardia, insieme alla credibilita' dell'impresa di costruzioni, della qualita' del risultato.

I costruttori e gli architetti non potranno vivere e lavorare in compartimenti stagni e separati, a difesa di un orticello ormai sterile; l'accoppiamento giudizioso fra questi attori del processo edilizio e' fondamentale per dare risposte adeguate ai bisogni della gente.

---omissis--- Queste figure nei confronti della societa' hanno un compito fondamentale, visto che creano luoghi e spazi dove si vive, destinati a durare nel tempo.

Proprio la durata nel tempo deve portarci a porre al centro del dibattito e delle azioni conseguenti il problema di progettare e realizzare un prodotto "industriale".

Questo non significa relegare in "soffitta" la creativita' progettuale ma piuttosto elevarla a "valore" anche economico. Questo vuol dire pero' che il prodotto dovra' avere una data di fabbricazione e una data di scadenza, una specifica attenzione al ciclo di vita e quindi alla sostenibilita' ambientale, ai costi di esercizio e di gestione.
Tutto questo si esprime con massima evidenza in un periodo di crisi dove gli sprechi non sono ammessi, dove il costo del prodotto al momento dell'acquisto e nel tempo, e' un parametro essenziale.

La storia dell'architettura nel nostro paese nei tempi antichi, si fondava sulla originalita' della ricerca: basti pensare al tema della ventilazione naturale. Ora occorre andare oltre questo periodo buio; riscoprire un prodotto autarchico, originale e distintivo, moderno ed efficiente. Ridefinire regole nuove, rapporti nuovi tra gli attori del processo edilizio.
Occorre lavorare ---omissis--- per definire una virtuosa comunione di intenti e smetterla con la "battaglia" per conquistare la centralita' nella filiera progettual-produttiva nella speranza di accaparrarsi la massima quota di valore aggiunto. Sempre che questo esista ancora.
Una nota particolare va stesa rispetto ai tempi di approvazione dei progetti. Non e' ammissibile che una procedura urbanistica debba durare mediamente 3 anni cui aggiungere un anno per la procedura edilizia.
I progetti nascono gia' vecchi.

Le professionalita' nella Pubblica Amministrazione sono cresciute ma l'esondazione normativa e regolamentare, la crescente responsabilita' non riconosciuta da retribuzioni inadeguate, la carenza di personale tecnico e amministrativo negli enti locali, rendono impossibile un iter veloce e comunque adeguato alle dinamiche trasformative della citta'.
A questo si aggiunge che le citta', vere forze di questo nostro paese, nonostante i poteri derivati ai sindaci dalla riforma elettorale, non sono state capaci di darsi politiche strategiche di lungo periodo.
C'e' miopia, nei Consigli Comunali languono dibattiti sterili su problemi minuti e di dettaglio.

Occorre aprire una stagione in cui le citta' completano sul piano della capacita' progettuale anche prospettica, un vero "project challenge" dove tale progettualita' venga premiata con norme finanziarie e fiscali capaci di dare seguito.
Le citta' italiane del futuro devono essere popolate da persone attratte da ogni novita' e cambiamento, capaci di superare regole desuete per crearne nuove condivise.
Citta' vive 24 ore su 24, citta' aperte, tolleranti dove il progetto non e' fine a se stesso ma espressione della tensione al cambiamento.

Questa progettualita' dovra' particolarmente essere indirizzata verso gli spazi pubblici, i luoghi di aggregazione e di socialita'. Luoghi non ostili, non espressione di una societa' chiusa su se stessa, tanto meno frutto di un'opulenza che non c'e' piu'.
Su questo tema si dovra' aprire una stagione concorsuale con a monte un dibattito serio ed una seria analisi tecnico scientifica sul passato.
Il monitoraggio dei progetti ed in particolare di quelli pubblici sul versante della capacita' di realizzare quanto posto ad obbiettivo del progetto stesso, di concretizzare l'"effetto citta'" e' indispensabile per definire una check list a supporto di chi deve scegliere fra proposte concorrenti. Solo cosi' ci si porra' nelle condizioni di scegliere il progetto migliore e non il progettista piu' qualificato.

Una riflessione piu' attenta si deve avviare sulla legislazione che regola l'ambito dei servizi e degli appalti pubblici. La normativa piu' volte ritoccata nel corso degli ultimi anni risente tuttavia ancora "della logica del sospetto" che dominava il periodo storico in cui fu approvata.

Si volle allora separare nettamente la progettazione dall'esecuzione disperdendo quella fruttuosa continuita' che aveva portato alla realizzazione di tante pietre miliari della storia dell'architettura.

Si volle ingabbiare il progetto in definizioni (preliminare, definitivo, esecutivo) scarsamente riconducibili alla realta'; non si definirono i compiti della committenza in termini di puntualizzazione degli obiettivi all'atto dell'affidamento dell'incarico progettuale.
Si scelse la strada del concorso di progettazione senza definirne la struttura e affidando la scelta dell'affidatario a strane formule matematiche o a perversi criteri fondati su curricula forse piu' adatti ad una impresa manifatturiera.

Non si defini' allora l'ambito di responsabilita' del progettista e cosi' si diede la stura allo "spacchettamento del progetto".
La legge va rivista dalle fondamenta.
Meno fatturato e piu' qualita' architettonica, piu' ricerca e innovazione e meno trasposizione di modelli non appartenenti alla nostra cultura. Il paese ha bisogno di una ampia dotazione di progetti di piccole e medie opere pubbliche e di interesse collettivo immediatamente cantierabili all'atto del finanziamento. Progetti reali e completi con costi certi e controllati.

Questa nuova era della progettazione pubblica potra' contribuire ad affermare nuovamente nel mondo la nostra scuola di architettura.

All'estero si dovra' affermare la "casa italiana" e non solo il "mobile italiano".

In conclusione per sfatare il luogo comune che dice che "gli architetti non avendo abbastanza da fare sovente fanno troppo" occorre riportare al centro non solo dei dibattiti salottieri il "progetto" che e' il principale fattore con cui vincere la sempre crescente competitivita' fra territori.

Una diffusa e buona qualita' progettuale fara' si' che le nostre citta' siano viste come una soluzione e non come un problema per la qualita' della vita.

In un mondo probabilmente piu' povero, sicuramente piu' attento ai consumi assume sempre piu' rilevanza la chiamata al tavolo della 3^ rivoluzione industriale, come richiesto da Jeremy Rifkin, di societa' che operano sulle energie rinnovabili, societa' che operano sulla tecnologia dell'idrogeno, societa' che operano nel campo delle reti intelligenti e di imprese edili ed immobiliari capaci con i progettisti di creare manufatti che consumino di meno.
Il modo migliore per produrre energia e' non consumarla.

Una nuova progettualita' attenta ai bisogni e alle dinamiche economiche e sociali.

La popolazione invecchia nelle citta' dove vive l'80% della popolazione ed occorre pertanto attrarre capitale umano giovane e qualificato.

2) Un nuovo quadro normativo per la filiera di progettazione e produzione e' necessario

Il Ministero per i Beni Culturali ha sottoposto al Parlamento un Disegno di Legge Quadro sulla Qualita' Architettonica.

La qualita' dell'architettura e dell'ambiente urbano e' un diritto del cittadino e la trasformazione del territorio e' questione di pubblico interesse.
Questo unico enunciato che piu' che ad una norma di legge dovrebbe completare l'art.9 della Costituzione Italiana, riassume in se' i contenuti confusamente enunciati nel testo per la "legge quadro sulla qualita' architettonica".

Il disegno di Legge esprime per la cultura politica, la necessita' di un'idea di Bellezza dell'Architettura.
L'Italia ha prodotto nella storia e conserva nel presente e per il futuro la piu' grande parte di quello che il mondo considera arte. Lo scandalo del degrado del nostro ambiente urbano e la cronica poverta' di disegno delle nostre opere pubbliche in questo paese, piu' che in qualsiasi altro, sono incongruenti, incomprensibili, imperdonabili.
E' quindi giusto che il legislatore senta l'urgenza di disporre una norma che indichi nella qualita' degli oggetti architettonici una necessita' allo stesso titolo della loro efficienza tecnica, ma la confusione fra arte e qualita' del progetto, fra diritto d'autore e responsabilita', fra metodo ed esito della progettazione rende la norma inutile e solo strumentale a fini di ben piu' basso profilo.

La qualita' dell'architettura ha bisogno di una legge, ma non di una legge che arbitri sul valore artistico di un'opera, ha bisogno di un quadro normativo che controlli un processo complesso per parti e per fasi, il cui esito non puo' che essere di alta qualita' se di alta qualita' e' stata la verifica e la validazione delle sue fasi.

Per progettare qualita' e' necessario:
  • un programma di progettazione pertinente, dettagliato e verificato
  • un insieme di competenze tecniche coordinate e specifiche al programma di progetto
  • una progettazione unitaria integrata e controllata
  • l'esatta valutazione delle risorse disponibili
  • la certezza dei tempi di verifica amministrativa

  • in ognuno di questi elementi il contenuto progettuale e' evidente, e' indispensabile quindi riconoscere la centralita' di una progettazione integrata in tutte le parti della filiera attraverso cui avviene la trasformazione del territorio. Il progetto di architettura deve essere presente
  • nella programmazione preliminare dell'opera da parte del committente
  • nella determinazione delle prestazioni tecniche dell'opera
  • nella definizione del quadro economico della realizzazione


  • Oggi il progetto e' considerato un aspetto marginale del processo di trasformazione, un aspetto da tenere sotto controllo allo stesso titolo di una qualunque altra voce di costo; la centralita' del progetto integrato di qualita' e' l'unico dispositivo capace con oggettivita' di garantire un prodotto edilizio indiscutibile.

    Non e' necessario che l'architettura sia un'opera d'arte, e' necessario che sia indiscutibile, appropriata, ben costruita ed esprima il decoro e l'etica di una societa' colta consapevole di se' e della propria storia.


    Il processo di trasformazione del territorio, la sua antropizzazione, consuma lo spazio e il tempo che sono risorse non rinnovabili, dovrebbe produrre un paesaggio e raccontare una storia.

    La legge deve tutelare il cittadino affinche' le trasformazioni del territorio cessino di distruggere l'ambiente e di raccontare storie di degrado.

    Serve quindi una norma che aiuti a selezionare i migliori progetti proposti dai migliori progettisti a fronte delle migliori commesse.
    L'indicazione verso l'uso della selezione concorsuale e' positiva, ma dovrebbe essere sostenuta dal lavoro della pubblica amministrazione nell'integrare i concorsi all'iter approvativo dei progetti. Sostituire giurie illuminate agli oberati uffici tecnici dei Comuni.

    Serve una norma che disciplini attraverso un modello di contratto definito e univoco il livello professionale necessario, il contenuto documentale della progettazione, le modalita' di esecuzione della progettazione.
    Gli incarichi di progettazione devono essere tipici, standardizzati e sostenuti da norme tecniche ma anche etiche e deontologiche.

    Serve una norma che disciplini le modalita' di appalto dell'opera progettata secondo un dispositivo che premi la qualita' escludendo rapporti viziati fra qualita' e quantita'.

    Serve una norma che distingua nettamente fra un Documento preliminare di progettazione esitato dalla committenza insieme con un quadro economico e temporale del processo e un Progetto Preliminare.

    Serve una norma che definisca la qualita' dell'architettura. Non pero' attraverso un'operazione estetica di apprezzamento culturale ma una valutazione sintetica fra le qualita' tecniche e prestazionali di un oggetto d'uso non smentite ma invece sostenute dalla qualita' creativa di un disegno architettonico.


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